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CERES:«No alle nuove centrali Enel»...
GLI ESPERTI: DAI LAVORI NELLE GALLERIE IL RISCHIO CHE SI LIBERINO FIBRE POLVEROSE D´AMIANTO
Lo stop dalla Comunità montana Valli di Lanzo
No alle nuove centrali idroelettriche dell'Enel nelle Valli di Lanzo e a un'opera faraonica da 66 milioni di euro. L'opposizione più netta è stata ribadita dai consiglieri della Comunità Montana delle Valli di Lanzo che l'altra sera hanno indetto una seduta aperta nel teatro parrocchiale di Ceres. Nessuno vuole una galleria di 16 chilometri in grado di attraversare le montagne tra la Val Grande e la Val d'Ala e raccogliere 12 metri cubi di acqua al secondo. Nessuno vuole otto chilometri di fili dell'alta tensione che passerebbero sopra le teste della gente. Tutti sono spaventati da un cantiere gigantesco che in pochi anni sposterebbe 549 mila metri cubi di materiale trasportati da 55 mila corse di camion. Adesso, come ha spiegato Salvatore De Giorgio, il direttore del settore Risorse Idriche della Regione, occorre attendere lo studio di impatto ambientale. E stavolta il rifiuto agli elettrodotti lo hanno motivato degli esperti. L'ingegner Ettore Delmastro che da mezzo secolo si occupa di idraulica e già dieci anni fa, quando era nato un Comitato per la Salvaguardia delle Valli, aveva presentato delle soluzioni alternative al progetto dell'Enel. E il professor Adalberto Donna, oncologo e istopatologo, che dal 1956 studia le patologie derivanti dall'amianto. Perchè le Alpi Graie Occidentali sono costituite in gran parte da serpentino dove sono presenti sia l'asbesto che il talco. «Infatti è proprio qui il pericolo visto che dalle opere di scavo e di smaltimento si libererebbero nell'aria quantità di fibre polverose di amianto che svilupperebbero un'azione cancerogena sulla popolazione di queste valli» ha spiegato molto chiaramente Donna che dal 1978 al '96 ha pure rappresentato l'Italia in qualità di esperto al Mesothelioma Panel Cee. «Ma c'è una normativa Cee del 1992 che vieta l'estrazione e lo smaltimento del materiale asbestosico - ha continuato il professor Donna - e il divieto è stato recepito da tutti gli stati europei, quindi si deve assolutamente rispettare». Per l'ingegner Ettore Delmastro la soluzione migliore sarebbe quella potenziare e migliorare le centrali di Pian Soletti, Chiampernotto e Rusià e anche di utilizzare i vertiginosi salti tra i serbatoi sistemati tra Balme e Ceres. In questa direzione si è già mossa la Smat che ha ricostruito e riadattato un tratto di acquedotto costruito nel 1921 trasformandolo in una piccola centrale per produrre energia elettrica. «In questo caso - ammettono gli amministratori delle Valli - l'impatto ambientale è minimo, sostenibile». E poi ci sarebbero altre sei centrali in Valle di Viù da rimodernare, senza contare quelle di Usseglio che producono 200 gigawattora di energia all'anno. «Prima di tutto l'Enel dovrebbe rimettere in piedi le centrali del Lago della Rossa e di quello della Torre - termina Mauro Marucco, il presidente della Comunità Montana - in grado di produrre centinaia di gigawattora l'anno di corrente che stiamo perdendo».
Gianni Giacomino
FONTE LA STAMPA 01/02/03
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