Così attraversata la Stura con piglio sicuro ed autorevole,  lo videro avvicinarsi alla masca ed iniziare un fitto e lungo conciliabolo. Purtroppo il rumore di fondo della Stura ed anche l'educazione che consiglia alle persone di non ascoltare gli affari degli altri, impedì agli astanti di comprendere su quali basi si stesse svolgendo la trattativa; cosicché tutto quello che sappiamo è stato testimoniato dall'A. stesso .
Al termine del lunghissimo colloquio i testimoni videro finalmente la
masca prendere il sacco e allontanarsi di corsa verso la Tieri. L'A. con un sorriso trionfante, ritornò sulla sinistra della Stura dove subito fu travolto prima dai complimenti e poi dalle domande sempre più insistenti dei presenti, che volevano sapere quali fossero stati i termini della trattativa. Non potendosi esimere, così parlò:
"Per prima cosa sappiate che per essere buoni politici bisogna eccellere nell'arte della mediazione. Ed io, modestamente, mediai. La
masca era fortemente irritata per due motivi: primo la costruzione del ponte arreca un notevole disturbo alla loro comunità. Poi perché, a causa dell'occupazione abusiva del Pian d'le Masche, il comune ha richiesto un conguaglio sull'ICI, calcolando gli arretrati fino al 1861, anno dell'unità d'Italia, con multa relativa. Ho rammentato alla masca che il servizio è stato dato in concessione, quindi è chiaro che l'Amministrazione non ha alcuna responsabilità. Nonostante questo ho garantito che invece delle ingiunzioni di pagamento, da Canelli avrebbe ricevuto 12 bottiglie di vino Moscato (cosa che ha mostrato di gradire molto); sul primo punto ho invece riconosciuto le loro buone ragioni, ma ho anche affermato che il progresso non può essere fermato da interessi settoriali portati avanti da categorie che non sono neanche menzionate nelle Pagine Gialle. Tuttavia abbiamo trovato un accordo che soddisfa entrambe le parti: si è  deciso che, a fronte di una ripresa immediata dei lavori, i mondronesi avrebbero consegnato l'anima del primo essere vivente transitante sul ponte appena costruito. E con queste decisioni ci siamo lasciati."
Un lungo applauso liberatorio sgorgò spontaneo dalle mani e dai cuori degli astanti che, felici per lo scampato pericolo, ripresero celermente i lavori.
Ma man mano che i giorni passavano, fra gli addetti prendeva sempre più forma una preoccupazione: "come faremo per l'anima da consegnare? Non voglio certo essere io il primo ad attraversare il ponte!!!."
Venuto a conoscenza di queste paure irrazionali, nocive al proseguimento dei lavori, ancora una volta il nostro A. intervenne e tranquillizzò la manodopera, vantando un piano che sarebbe scattato al momento opportuno e che avrebbe salvato baracca e burattini.
Infatti il giorno della posa della passerella, che avrebbe finalmente unito in modo definitivo (speriamo) le due sponde della Stura, l'
A. si fece trovare pronto presso il ponte. Aveva accanto a sé una grossa gabbia, coperta alla vista da uno spesso drappo e dal cui interno uscivano poco rassicuranti grugniti.
Improvvisamente dall'inverso si levò una violenta gonfia, che trasportava aghi di tormenta gelidi e penetranti. Ed ecco che, accompagnata da un terrificante rumore di catene, apparve sui plinti di sostegno del ponte la
masca, sghignazzante in modo osceno ed accompagnata da un confuso saltellare di rospi bavosi ed altri rettili ed anfibi di difficile identificazione (di sicuro sono stati riconosciuti e classificati: la vipera soffiante del Canavese, il varano gigante delle Langhe, l'iguana del Monferrato, il basilisco dell'Alta Moriana ed un agguerrito plotone di acari dei materassi).
Un fremito percorse le schiene dei presenti, ma con grande coraggio, si iniziarono i lavori per la sistemazione della passerella definitiva.
Appena il ponte fu assicurato sui plinti, il nostro
A. strillò: "Fermi tutti!! Adesso faccio io!!". Si mise a spingere il grosso e misterioso cassone fino al margine del ponte tra i due parapetti e poi, con elegante gesto da esperto prestigiatore, afferrato il telo per un angolo, lo tirò violentemente, facendo apparire il suo contenuto: un orrendo cinghiale di 350 Kg che, reso nervoso dal repentino passaggio dal buio alla luce, sbatteva con violenza il muso e le zanne affilate contro le pesanti inferriate. Aprendo con estrema cautela una saracinesca che teneva chiusa la gabbia, il nostro A. spinse il cinghiale verso l'inverso, aiutandosi con un forchettone per tagliare gli arrosti. L'immane belva, forse intuendo la brutta fine che lo aspettava, recalcitrava. Ma la fredda determinazione dell'A. e le punte molto acuminate del forchettone impedirono al povero animale di fare retromarcia. Attraversò il ponte a passo di carica.
L'attenzione di tutti era ora rivolta alla
masca: la risata lasciò il posto dapprima a un ghigno, poi a una smorfia; la vecchia proruppe infine in un grido straziante e cadde pesantemente seduta sulle rocce.
La
masca, per l'umiliazione subita e la vergogna di essere stata così abilmente raggirata, cadde in uno stato di profonda costernazione. Venne addirittura sentita mormorare: "basta con sti mon

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