Miti e leggende

Le coppelle e la pietra di Bogone
Nel territorio di Balme non è raro trovare testimonianze di antiche usanze religiose, tracce dei patti stretti con la divinità in tempi lontanissimi, quando l'interpretazione dei segni del divino era affidata a rituali spesse volte sacrificali. E il caso delle copplle, buchi scavati su alcune particolari pietre, uniti tra loro da incisioni nella roccia praticate con piccoli fori. E' evidente la volontà di costituire un sistema che consentisse la discesa di un liquido attraverso il reticolato così impostato.
Che i nostri progenitori utilizzassero le
coppelle con il sangue di vittime sacrificali non è ipotesi così balzana, e i pietroni sui quali si possono trovare queste antiche tracce hanno volentieri le sembianze di altari.
Ne è esempio la "pietra di Bogone" roccia di alcuni metri, di forma tabulare, che digrada verso la valle. Una sorta di cilindro la sovrasta e da questo si dipartono le
coppelle e le striature che le uniscono. La potete trovare sul sentiero che porta alla frazione di Bogone, nell'alta valle.
Identica pietra è sita sul sentiero verso l'Aietto, in prossimità delle "cappellette", ora ai margini della nuova strada sterrata che purtroppo è stata realizzata in sostituzione del suggestivo sentiero silvano preesistente

Fiammelle vaganti
Montagna come luogo di fiabe e di narrazioni, dove le suggestioni fornite dalle vette e dalle rocce invitano a costruire racconti e fiabe.
Non utilizzate quindi le fiammelle che vagano in processione sulle cime della valle di Ala nelle notti di plenilunio, sono le anime dei morti che passano da valle a valle, sulle rupi, soccorrendo talvolta alpinisti in difficoltà o incauti visitatori che si trovano in pericolo. Non fate spegnere quel loro lume, senza il quale sarebbero costrette a proseguire il viaggio senza luce alcuna.

Il diavolo e il camoscio

Il Pian della Mussa è anche al centro di un'altra famosa leggenda, quella del diavolo e il camoscio, ricordata da un affresco su di una casa di Balme. Un giovane di nome Battista, noto per le sue qualità venatorie, promise ad una ragazza, durante una salita verso una balma in compagnia dei fuiarol (raccoglitori di fieno), di portarle il diavolo in persona. Abbandonata l'allegra combriccola Battista s'incamminò verso una baita dove doveva prendere del formaggio. Improvvisamente si trovò di fronte un camoscio di proporzioni straordinarie. Il giovane, spavaldo, gli lanciò un sasso, ma l'animale non si mosse e incominciò a belare. Battista prese allora a minacciarlo e il camoscio, come se comprendesse le sue parole, si voltò e se ne andò. Il giorno successivo, una domenica, il ragazzo si svegliò di buon'ora e s'incamminò, archibugio in spalla, verso il Pian Solera, così veniva infatti chiamato il Pian della Mussa un tempo, alla ricerca del camoscio. Arrivato sul luogo del loro primo incontro ritrovò l'animale che sembrava lo stesse aspettando. Senza esitare il giovane sparò ma mancò il bersaglio. L'animale si diede in precipitosa fuga mentre Battista si mise ad inseguirlo.
Dopo una lunga rincorsa, arrivato su un ghiaione, riuscì finalmente a colpirlo e ucciderlo. Caricatosi l'animale sulle spalle incominciò la discesa verso valle, ma il peso dell'animale lo fece ben presto desistere. Batista scaricò quindi il camoscio a terra urlandogli: "Brutta bestia, pesi comeil divaolo!" A queste parole il camoscio si trasformò in Belzebù che subito si mise a rimbrottare il ragazzo: "Io sono il diavolo e tu hai commesso un grave peccato: inseguendomi hai dimenticato di prendere parte alla funzione domenicale e adesso sarò io a portarti con me all'inferno."
Persa tutta la sua spavalderia, il giovane incominciò a pregare Dio con fervore finché un grande boato accompagnato da un fulmine gli fece perdere i sensi. Al suo risveglio non vi era più traccia dell'animale mentre l'aria era pervasa da un intenso odore di zolfo.

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