La storia delle valli

Preistoria
I primi insediamenti umani nelle valli di Lanzo avvennero con ogni probabilità circa 10.000 anni fa con il miglioramento delle condizioni climatiche avvenuto nell'era post-glaciale. Le prime popolazioni furono di stirpe ligure, in seguito fuse con gruppi celti. Le attività principali erano di tipo pastorale.

Epoca romana
Attestazioni della presenza romana nelle valli di Lanzo sono l'ara di Ercole, che la tradizione mitologica vuole abbia varcato le Alpi Cozie, conservata ad Usseglio, l'ara di Giove a Piazzette e alcune monete. Questi ritrovamenti sono legati alla strada costruita dai Romani in valle di Viù, che valicava le Alpi attraverso i colli Autaret (3071 m) e Arnas (3010 mt.). Con ogni probabilità da Viù a Lanzo questa strada corrispondeva alla vecchia mulattiera utilizzata fino all'apertura della strada carreggiabile. Le attività svolte erano naturalmente di tipo pastorale. E probabille che sia stato effettuato anche lo sfruttamento dei giacimenti minerari (ferro e rame).

Medioevo
Il crollo dell'Impero Romano toccò solo marginalmente le valli di Lanzo, anche perché i vari Goti, Burgundi, Franchi e Longobardi preferivano i valichi delle valli di Susa e d'Aosta per raggiungere la Padania. Quando i Longobardi nel 576 d.C. ripassarono le Alpi, cedettero ai re di Borgogna le valli d'Aosta, dell'Orco, di Susa e di Mathi, allora centro più importante di Lanzo. In seguito al Concilio di Chalon, Gontrano, re di Borgogna, staccò le valli di Lanzo dalla diocesi di Torino, unendole a quella di San Giovanni di Moriana in Savoia.
Le tre valli di Lanzo fecero di nuovo parte della contea e della diocesi di Torino solo a partire dal 773 a.C. quando Carlo Magno, re dei Franchi, sconfisse definitivamente i Longobardi alle Chiuse in valle di Susa. La successiva caduta della dinastia carolingia portò un periodo di lotte e scorrerie tra i feudatari dell'Impero, finché le valli di Mathi non passarono a Arduino Glabrione, conte di Auriate.
Una sua discendente, Adelaide di Susa, andò sposa nel 1047 in terze nozze a Oddone di Savoia, un figlio di Umberto Biancamano: per la prima volta i Savoia compaiono nella storia delle valli di Lanzo. Alla morte di Adelaide, i territori piemontesi dei Savoia passarono nuovamente di mano. Cresceva intanto il potere dei vescovi di Torino, che a partire dal XII secolo assunsero le prerogative di conti. Questi non solo possedevano chiese e monasteri, ma anche fondi che davano in enfiteusi (diritto di godere di un fondo altrui per almeno vent'anni, con l'obbligo di apportarvi migliorie e di corrispondere un canone in natura o denaro) a monasteri o a signori locali, come nel caso del feudo di Viù dato nel 1159 ai visconti di Baratonia.
Nel XIV secolo, in seguito a complicate vicende di successione, si ebbe il ritorno dei Savoia. Fu un periodo fulgido per le valli di Lanzo, con lo sviluppo di nuovi paesi e delle attività lavorative. Furono migliorati i collegamenti, si ebbe un forte impulso nello sfruttamento delle miniere e nella conseguente lavorazione dei metalli (chiodi, serrature, campanacci, palle di cannone e bombarde).

Età Moderna
Nella prima metà del '500, durante l'occupazione francese del Piemonte, prima la valle di Viù e in seguito il resto delle valli, caddero in mano francese, che fecero fortificare il castello di Lanzo. Dopo la pace di Crepy (1544) le valli passarono prima sotto il dominio di Giacomo de' Medici, poi dei Provana, fino al 1551, anno in cui ripassarono sotto i francesi, che fecero demolire il castello di Viù e quello di Lanzo. Fu la pace di Cateau Cambresis (1559) a restituire ai Savoia i loro possedimenti. Ma in seguito al matrimonio avvenuto due anni prima tra Filippo d'Este e Maria, figlia di Emanuele Filiberto (famosa una sua battuta di caccia all'orso in Valle Orsera, tra Viù e Lemie, del 1575), le valli passarono agli Estensi per circa un secolo e mezzo. Quando nel 1720 Vittorio Amedeo lì dichiarò nulle le precedenti investiture feudali, iniziò un progressivo smembramento in tanti piccoli feudi, venduti a vari conti.

Età Contemporanea
Dopo la rivoluzione francese, nel 1799-1800, durante la restaurazione, Lanzo venne occupata da truppe austro-russe. Ritornate quindi in mano Savoia, le valli di Lanzo raggiunsero il massimo numero di abitanti. In quel periodo era difficile trovare zone incolte. Vennero fatti notevoli lavori per sfruttare al meglio il territorio attraverso spietramenti, terrazzamenti e opere di irrigazione, mentre venivano coltivati patate, segale, legumi, orzo e canapa. Le valli divennero inoltre un importante centro di villeggiatura della nobiltà torinese ma, a causa dell'elevato numero di abitanti rispetto alla scarsa resa dei terreni, le valli andarono incontro a un veloce declino demografico e già prima della seconda guerra mondiale la popolazione si era dimezzata.
Resta da ricordare la guerra partigiana (1943-45) che vide le valli teatro di famosi combattimenti ricordati dal monumento al colle del Lys. Dopo la guerra il fenomeno dell'emigrazione aumentò ancora, l'attività agro-pastorale passò da attività primaria a complemento di altre fonti di lavoro, mentre il turismo divenne da

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