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che per recarsi al capoluogo, occorreva attraversare cinque torrenti: prima il rio Lambert, poi il rio Ramà e quello dei Tomà e quello dei Tiera si faceva ripido e passava in una strettoia tra due grandi macigni. Molar. Tra il Molar e il Cresto, in un luogo chiamato Ciapel, la mulattiera ove non si poteva transitare che uno alla volta. Infine alla altezza del Villar, la strada era attraversata dal rio Cinal o Chianal. Questi cinque torrenti nella stagione delle piogge rendevano difficile il passaggio; e anche in tempi normali era giocoforza saltare di pietra in pietra. D'inverno, poi, con la neve, con il ghiaccio, e in tempi di tormenta,era anche pericoloso il viaggiare per quei sentieri. Un giorno il prete Ecclesia, andando a Mondrone, fu sorpreso da una valanga: gli ruppe il calice e dovette tornare indietro. I valligiani nei tempi di neve, solevano portare sotto i piedi cerchietti di legno e corde, per non affondare. Pensiamo ai bambini che dovevano essere recati al Prussel per ricevere il Battesimo; ai morti che a spalla d'uomo o su slitte dovevano essere trasportati ad Ala da Mondrone e da Balme per essere seppelliti nell'unico cimitero della Valle! Eppure si compivano quei sacrifici con gioia. Ogni domenica vedevansi arrivare sulla piazza del Prussel in gaio stuolo i mondronesi, giovani e fanciulli, uomini e donne separatamente. E proprio i mondronesi erano i più assidui alla Chiesa. Pure in mezzo alla loro vita, immensamente più dura della nostra, i nostri padri sapevano vivere d'un sacro ideale e serbarsi fedeli a Dio. MONDRONE ERETTO IN COMUNE E PARROCCHIA Anche Mondrone, seguendo l'esempio generale, si rese indipendente al principio del seicento. A dare il primo esempio fu Balme, che ottenne di erigersi in comune nel 1610 e in Parrocchia nel 1612, auspice il Nob. Gioanni Castagneri. Allora anche i Mondronesi si mossero, appoggiati dal Nob. Castagneri e dai particolari di Chiabertetto. Davanti alla cappella di San Pietro, "sulla piazza pubblica", addi' 14 febbraio 1620 si radunò l'assemblea dei capi-famiglia, con a capo il Nob. Castagneri-Lencio suddetto, un Cornetto di Balme, il notaio Ducale di Ceres Baldassarre Castagneri (che rogò l'atto) 29 capi famiglia del luogo, così divisi: 11 Droetto, 9 Colomba, 4 Petratto, 3 Gindri, 1 Bertoldo, 1 Michela. I particolari sostennero la necessità di richiedere lo smembramento del paese dalla Parrocchia d'Ala con i motivi che deduciamo dalla lettera inviata all'Arcivescovo Filiberto Milliet, nella quale si espone che "il borgiale di Mondrone è distante dalla Chiesa più d'un miglio e mezzo, traversato da rivi" e che "d'inverno se ne moreno gli infermi senza soccorso de santi Sacramenti, e li nascenti senza battesimo e molte volte li corpi morti non possono haver sepoltura per spatio di molti giorni" ecc.; onde supplicano il Rev.mo Arcivescovo a concedere l'erezione di una Cura a Mondrone con cimitero e chiesa,
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