peggi illuminati dal sole e coperti di praterie, addossati alle rocce e alle balme per poter avere almeno le spalle al sicuro, per poter fronteggiare da una sola parte le insidie tese a se stessi e alle loro greggi.
Ecco perché -a parte questa necessità imposta dalla con-dizioni corografiche e idrografiche delle Valli- le alte località sono battezzate d'antichissimi nomi celto-liguri e tutte le remote tradizioni s'accordano nel dire che i paesi d'un tempo erano collocati più in alto degli attuali.
In quei lontani secoli gli abituri eran di forma quadrata, costruita con muri a secco e coperti di paglia. Si coltivava la segala-chiamata sasia o asia- e la si cuoceva su pietre arroventate per trarne schiacciate di pane. Il fuoco era gelosamente custodito sotto la cenere, e la cura di non lasciarlo estinguere era affidato specialmente alle donne: si stabilivano anche incaricati per turno, che poi imprestavano le braci a quelli delle capanne vicine.
Dai torchi rudimentali si spremeva l'olio delle noci, delle nocciole, dai semi di faggio: e il prezioso elemento serviva di condimento, di medicamento, d'illuminazione; l'unica fioca illuminazione fornita da lucernette di pietra o di terracotta.
Così trascorsero per i più antichi Alpigiani secoli (o i millenni?) della loro preistoria, anch'essi distinti nei tre lenti e faticosi stadi attraversati dalla civiltà umana caccia, pastorizia, agricoltura... Di quei remotissimi tempi altro non c'e' rimasto che qualche nome lasciato ai nostri monti e qualche vocabolo scivolato nel nostro dialetto. 
 
I ROMANI
 
Il passaggio dalla preistoria alla storia avviene sempre tra albori malcerti. Una prima luce è gettata sulle nostre Valli due secoli avanti Cristo, quando il formidabile esercito di Annibale, forte di 100.000 uomini con migliaia di cavalli e 37 elefanti, si affaccia ai valichi delle Alpi, e scende ad assediar Taurasia, cioè la Torino ligure-celtica, espugnandola e passando a fil di spada gli abitanti. 
Per quale valico l'esercito cartaginese scese in Italia? I più degli storici dicono: dal valico del Monginevro, o daquello del Moncenisio. Ma sicurezza assoluta non v'e': tanto che Annibale fu fatti passare per tutti i valichi esistenti dal Monviso al Gran San Bernardo: il Conte Francesetti sostiene che egli passò per il colle dell'Autaret o dell'Arnas.
Con Giulio Cesare che attraversò le Alpi ripetute volte,s'inizia la conquista e romanizzazione delle nostre terre. Quest'uomo di genio si fece amare dalle genti Taurine e  pare che gli Alpigiani nostri abbiano militato nelle sue legioni. I colli dell'Autaret  e dell'Arnas erano percorsi da legionari romani e viandanti. Lo attestano due lapidi romane murate, l'una sulla facciata della parrocchiale d'Usseglio, e l'altra sulla cappella delle Piazzette.

Nelle nostre Valli non furono ancora scoperte delle lapidi romane.Molti anni fa

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