Il Risveglio Online :: Articoli :: Prima pagina :: Articolo



27 Gennaio 2005

Le fiamme, provocate probabilmente dai cavi elettrici, sono state alimentate dal vento
A fuoco cinquecento ettari di bosco
Nessun ferito ma molti danni. Fondamentale l'opera dei volontari





«Erano le 5,45: mia moglie ha visto un bagliore blu sulla montagna e un anello di fuoco estendersi verso l'abitato. Sono corso in strada, ho chiamato il sindaco e ho avvisato tutte le famiglie che abitavano nella zona a nord di via Vallo, la più a rischio». «Con mia moglie stavo uscendo di casa per andare a Verona. Sulla "Costa" di Vallo ho visto lingue di fuoco. Sono salito in casa, ho telefonato al sindaco e a Teresio Airaudi, capogruppo Antincendi boschivi. In cinque minuti l'incendio è divampato ed è arrivato dietro le abitazioni». Dopo aver temuto il peggio nelle prime ore di venerdì 21 gennaio, il vento ha cambiato direzione e le abitazioni di Vallo e Varisella non sono state in pericolo. I racconti di Bruno Bertino, vice-sindaco di Varisella, e di Angelo Casale di Vallo, dimostrano il terrore rivissuto a sei anni dal rogo distruttivo del febbraio 1999. L'incendio si è sviluppato sulla montagna dietro Vallo in pochi istanti, quando non erano ancora le sei di venerdì scorso. «Sono corso immediatamente in municipio -afferma il sindaco di Vallo Bergero- e abbiamo formato un prima squadra di volontari antincendio». Colpiti dal fuoco i boschi sulla montagna di Varisella, Vallo, Fiano, Monasterolo e Cafasse, su un fronte di cinque chilometri: le fiamme hanno distrutto 300 ettari di boschi di betulle e pini e 200 di superfici incolte. Nella sala operativa allestita nel Comune di Varisella, venivano coordinati dal mathiese Paolo De Cilladi e da Guido Enrietti cento volontari del Gruppo antincendio boschivo, cento Vigili del Fuoco, trenta uomini del Corpo Forestale. Imponente il dispiegamento di mezzi: intervenuti un canadair e due elicotteri Eriksson S64 della Protezione civile nazionale. Lo spegnimento e la bonifica sono continuati fino al primo pomeriggio di sabato 22 gennaio. E il pericolo, grazie al lavoro tempestivo di tanti uomini, è stato scampato.
Marco Bussone

Home page                                                                                    Indietro