ASCENSIONE INVERNALE
DELL'UJA DI MONDRONE IN VAL D'ALA
(Estratto da « L'Alpinista », anno II, n. 2, febbraio 1875 pp 23-29)




Il desiderio del nuovo, l'amore alla scienza, l'attrattiva al bello, uno spirito di avventure e di poesia furono per certo i moventi che spinsero gli intrepidi Moore, Hawkshaw ed altri animosi membri del Club Alpino di Londra a percorrere le montagne nella invernale stagione.
Imitavane di poi il valoroso esempio la valentissima americana signorina Brewoort salendo col suo nipote Coolidge la Jung-frau e parecchi monti dell'Oberland.
Però di queste ascensioni memorabili si teneva discorso spesse volte fra amici del nostro Club: alcuni biasimando quei coraggiosi, come se si fossero a troppo grave rischio avventurati; ai colleghi l'esperimento sconsigliavano; ad altri invece, a cui era un pruno negli occhi che le ardite intraprese dovessero mai sempre  rimanere il privilegio  esclusivo  degli stranieri, pungeva gran desiderio  di  verificare se in Italia  veramente,  come  correva la voce, fossero le montagne nell'inverno inaccessibili.
Egli è adunque spinti da questa patriottica bramosia di cono scere, che in due partimmo da Torino il 23 scorso dicembre, salutati da non pochi colleghi in alpinismo colla taccia di pazzi siccome quelli a cui in così fredda stagione frullava nel capo il pensiero di alpestri ascensioni. Checché si dicesse e dei molti pericoli e dei gravi disagi del cammino, irremovibili nella divisata prova, giungevamo l'istessa sera a Balme, ultimo comune  della Val d'Ala, cordialmente accolti da quei buoni alpigiani, i quali anchessi non potevano raccapezzarsi come da noi si volesse alla vigilia del Natale tentare alcuna delle superbe cime che al loro paesuccio fanno bella corona.
Stefano Drevetti, l'alpestre albergatore, che fummo lesti visitare conciossiache in noi già fosse per il moto e l'aria la fame arcadica e classico l'appetito piangeva dalla consolazione e non si stava dallo interrogarci come quegli che sorpreso non ne capisce nulla di nulla.
Con schietta cordialità il  dabben'uomo ci introdusse nella in vernale
salle a manger, dove, ahimè!... strani commensali ci occorsero alla vista: due vacche, una capra, una nidiata di conigli, alcune galline ed altri animali.
Ne fummo a tutta prima dolenti, e più di tutti ci stava a disagio il naso, essendoché in quell'ambiente l'aria non fosse profumata a odor di rose, ma di poi vi ci assuefacemmo e tanto da conchiudere alla perfine,che nella sala-cucina-stalla di mastro  Drovetti facendo buona tavola, vi si poteva stare per benino.
Si tenne consiglio colla guida Antonio Castagneti A. E. Martelli, rinomato alpinista, mio amico e compagno in questa escursione, proponeva di ascendere la Torre di Ovarda ma furon tante le difficoltà accampate dal Castagneri,che vi si dovette rinunziare; e fra tutte le altre cime poste innanzi, quali la Croce Rossa, la punta d'Arnas, la Bessanese, il Chardonnet la Ciamarella, Antonio affermò che se pur vi era qualche probabilità di riuscita, essa era tutta per l'Uja di Mondrone-« L'Ula di Mondrone?! »  esclamammo entrambi sgusciando gli occhi tra l'attonito e l'incredulo, che l'averla veduta da Ala erigersi acuminata, selvaggia e sinistra, con tutta l'orrida apparenza del Cervino veduto dal Breuil ci aveva colpiti in guisa da crederla inaccessibile e quindi non c'era passato neppure per la mente il pensiero di tentarne la salita. « Mai sì o signori, rispose colla sua calma caratteristica Antonio Castagneri, l'Uia di Mondrone. Io non mi faccio garante di condurli in sulla vetta; è una prova che insieme faremo, potrà riescire e non riescire »
Dopo queste leali e schiette parole all'unanimità fu conchiuso che il domani ne avremmo tentata l'ascensione.
Giunse in questo mentre il parroco di Balme, Don Francesco Didier  della  Motta, ex-missionario, uomo di  molta  erudiziene, viaggiatore dell'Africa, specialmente nel Zanzibar, e come quegli che s'interessa assai di cose alpine, fece plauso alla nostra impresa.
Piacevolmente ragionammo con esso lui di antropologia, di storia, di viaggi, d'alpinismo e così discorrendo d'una in altra cosa, poco tardò a giungere l'ora di dover pigliar riposo.                                                                                           segue    >>>>

HOME                                                             AVANTI                                                    INDIETRO