NELL'INVERNO


L'UJA DI MONDRONE - 2964 m.

(Da "Le Valli di Lanzo  - Alpi Graie " Edizione  fatta a cura del Club Alpino Italiano Sez di Torino , Torino, 1904. pp. 301-322)            visibile la prima pagina dell'articolo

         


Chi ci avesse visti nel gelido mattino del 25 Dicembre 1874 accoccolati sul sedile superiore dell'omnibus, che da Ciriè portava allora i viaggiatori a Lanzo per Noie e Mathi, non ci avrebbe certamente ravvisati abitatori di città ed anche un prossimo parente od un intimo amico, non avrebbe saputo riconoscerci, così come eravamo camuffati; ne il sospetto di noi in quella stagione ed in quell'ora, su quel velocifero e per tale direzione, poteva nascere in chicchessia, fosse pur ispirato da arcano senso intimo o guidato dall'intuito dei legami del sangue.
Eravamo in due, che a guardarci potevano crederci fratelli, quasi gemelli, tanto per statura, colorito e forme ci somigliavamo; pure non esisteva ragione di parentela fra di noi; ma, condiscepoli in collegio e diventati poi amicissimi, una comune passione per la montagna aveva stretto vieppiù i rapporti nati sui banchi della scuola e del refettorio.
Un berrettaccio di feltro a due doppi con un verso rosso e l'altro nero, di quelli che usano i carrettieri e che avevamo acquistato sul mercato di Porta Palazzo, ci copriva il capo: una di quel-le sciarpe di lana, chiamate
cache-nez, ci bendava il collo, un giubbone ci copriva la vita e le nostre gambe erano chiuse sino alle ginocchia in un paio di ghettoni di panno militare bigio.
Chi avesse poi spinto lo sguardo sotto al sedile, avrebbe scoperto due sacchetti di tela con cinghie per appenderli alle spalle, un  fascio di corda e due di quelle piccozze poste in uso dagli Inglesi per tagliare i passi nel ghiaccio.
Il cielo era terso ed un'insolita tramontana diacciava l'alito sulle labbra; ma il giovanile nostro fervore, eccitato da un ardimentoso miraggio, ci rendeva insensibili alle pungenti raffiche ed i nostri occhi, difesi da un paio di occhiali con vetro tinto e con reticella, erano fissi verso le cime dei monti allineati in fondo a quello splendido scenario che chiude le valli di Lanzo, all'incontro e dentro le quali eravamo avviati. Quali le nostre mire, e come nate?
Da un decennio, per volontà e sapere di Quintino Sella e di Bartolomeo Gastaldi, coadiuvati da altri valentuomo pari loro, erasi fondato in Torino un Club Alpino e la nobile istituzione aveva già germogliato, sviluppandosi per tutta Italia e cominciando a fruttificare copia di nuovi elementi che portavano, coll'incentivo dell'emulazione, il contributo d'energie e d'audacie collaboranti a ricerche  a studi in prò della scienza.
Le prime nevi e i primi geli cominciavano ad invitare a riunioni in ambienti riscaldati, ed i pochi ferventi, che nella precorsa estate del 1874 avevano scorrazzate le Alpi compiendo imprese segnalate, le quali in quell' anno erano anche state divulgate sulle gazzette ed avevano suscitato l'attenzione del pubblico che cominciava a sentire come si facesse seriamente dell'alpinismo anche da Italiani, si davano convegno la sera nella sala del Club Alpino.
Fra i ricordi ed i progetti; fra lo sfogliare avido deìl'
Alpine Journal, del  Jahrhuch   svizzero  e  dell'Eco des Alpes;  fra il rintracciare su  carte,  su disegni  e su fotografie le vie percorse in  ascensioni   famigerate  e quelle  tentate in imprese disputate e possibili per vittorie agognate,si ragionava, si discuteva e si studiava.
Una sera, prendendo occasione dai tentativi già fatti in Svizzera per ascensioni invernali, il discorso cadde sulle condizioni delle nevi in alta montagna d'inverno, sulla resistenza dello strato superficiale di esse, sulla temperatura alle altitudini sopra i 3000 m. e ognuno induttivamente diceva la sua in base a quel poco di scienza teorica formatasi sui trattati, ed in ragione di quel tanto di esperienza acquistata nelle ascensioni estive.Quando uscimmo e nella via ci trovammo ridotti a due il ragionare continuò sullo  argomento, che ci stuccava per i
se e per i ma, che ad ogni enunciazione sgorgavano  per cui non si era giunti ad un'affermazione che potesse soddisfare.                                                                                                 segue    >>>>

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