Per tagliar corto uno dei due finì per dire :«E se andassimo a vedere sul sito? »
Non ci voleva altro per trovarci subito d'accordo tantp che fu deciso di tentare la salita di una montagna che rispondesse a quanto si voleva accertare presentando le maggiori probabilità di riuscita.
Le Valli di Lanzo sono le più vicine a Torino; Bartolomeo Gastaldi, St-Robert, Baretti, Barale le hanno già rese note; la valente guida Antonio Castagneri sta a Balme; la Ciamarella è alta quasi 3.700 m. l'accesso fino al pian Ghias è conosciuto anche d nverno da quella guida che lo superò più d'una volta per valicare il Passo Collerin con mercé di contrabbando in ispalla e la via dal Pian Ghias non è più ne lunga, ne incerta:
ergo, non ci pare possa esservi scelta migliore.
La cosa viene decisa e, fatti i preparativi, come la poca esperienza dell'impresa consigliava eccoci in viaggio, Luigi Vaccarone ed io il 23 dicembre del 1874.
A Lanzo scendiamo dall'imperiale del grosso
omnibus per rincattucciarci nel coupé di una piccola diligenza, che deve trasportarci a Ceres dentro le valli.
Cominciamo a pregustare lo spettacolo di quei fianchi di monti lungo i quali il verde manto estivo delle praterie e delle pendice arborate è sostituito dal bianco lenzuolo nevoso e da merletti di ghiaccio, che si stendono ondulati sui flessuosi dorsi e pendono lungo gli scarpati burroni.
La natura piglia così sembianze di una donna svestita e rimasta in sottana e corsetto. A Ceres il clima è divenuto più benigno, il vento cessa di flagellarci ed un sole vivificante ci conforta, mentre tutto attorno e gelo con bagliore di nevi e scintillìo di ghiacci.
Pranziamo e, senza indugiarci, pensando che le ore di luce sono poche e quattro di buon cammino ci separano ancora da Balme nostra meta, ci poniamo a passo affrettato sulla strada rotabile che entra nella valle di mezzo, alla volta d'Ala.
Lo strato di neve ghiacciata, che ricopre il suolo, crepita sotto ai nostri scarponi fer-rati, ed i pochi viandanti che incontriamo, o gli abitatori delle case appollaiate sul fianco della strada, che ci vedono a filare come spie, ci guardano stupefatti e devono crederci contrabbandieri o disertori: i più benigni forse ci giudicheranno cercatori di minerali dal sacco e arnesi che portiamo in spalla.
Ma noi non ci occupiamo che di guadagnare strada, allietandoci nella vista della torreggiante Uja di Mondrone che s'erge di fronte acuminata e scoscesa, colle forme del celebre M. Cervino.
Pare che la sua presenza lassù eserciti su di noi un fascino ipnotico e come calamità ci attiri a sé, infondendoci lena ad accelerare la marcia.
Sul lato della strada, in una selvaggia forra, per la quale, d'estate, precipita un torrentello, che scende da una valletta fra Santa Cristina e il Monte Doubìa, si presenta una grotta di ghiaccio tutta stalattiti e stalagmiti d'un effetto magico che ci trattiene per contemplarla.
Ecco un primo spettacolo per noi nuovo che ci offre la montagna d'inverno.
La strada, tagliata nel fianco sinistro della valle, sale grado grado, mantenendosi ad una certa altezza sopra il torrente che tra-scorre nel profondo thalweg, fattosi più ristretto al Ponte delle Scale; quindi s'aggira sulla falda d'un promontorio, che forma una balza su cui la Stura si precipita in bella cascata.
In giravolte si arriva sull'alto del promontorio, ove il peristilio d'una cappella inviterebbe a riposo; ma il tempo incalza e nuovo ardore ci infonde la vista della torreggiarne Bessanese che signoreggia, come mastio, la testata della valle, disputando i favori prima da  noi rivolti all'Uja di Mondrone, che ora, avvicinatici alla sua base, si presenta in scorcio perdendo di arditezza e di venustà.
In breve attraversiamo le vie d'Ala, la capitale della valle, cui dona anche il nome e tosto cessa la strada rotabile.
Oltrepassiamo altre borgatelle senza scemar di lena, confortati dal cambiamento dell'andatura su per la mulattiera, e non tardiamo a giungere nel bacino di Mondrone, in capo al quale, sopra un poggio, sorge la parrocchia.
Vorremmo fare una visita all'orrido ivi scavato dalla Stura, la quale si precipita con                                                                                                               
grandiosa cascata in profondo baratro; ma il tempo stringe e non possiamo deviare dalla più breve via alla nostra meta, ne attardarci in divagazioni che ci farebbero giungere a Balme dopo il tramonto.                                                       segue    >>>>

HOME                                                             AVANTI                                                    INDIETRO