DUE IMPRENDITORI DI CERES DOVRANNO RISARCIRE L'AZIENDA SANITARIA
Vacche malate, allevatori condannati
«Hanno anche causato un danno d'immagine all'Asl»

Due allevatori sono stati riconosciuti colpevoli di aver sostituito le marche auricolari a 135 capi e di aver applicato gli stessi contrassegni ad altrettante vacche di razza frisona, in gran parte malate. I fratelli Angelo e Ferdinando Dentis sono stati condannati a 7 mesi di reclusione (con la sospensione condizionale della pena) e a 200 euro di multa ciascuno. L'altra notizia - più singolare e innovativa - è che l'Asl 4, competente per i controlli veterinari e per l'erogazione delle indennità previste dalla legge, si è vista riconoscere dai giudici della quinta sezione penale del tribunale un danno di immagine. L'azienda sanitaria locale si era costituita parte civile con l'avvocato Dario Gamba: ora dovrà essere risarcita dai due Dentis della somma, quasi simbolica ma proprio per questo significativa, di 2000 euro. Scrive il presidente ed estensore della sentenza, Walter Maccario: «L'Asl ha subìto un danno, sostanziatosi in un turbamento della collettività nell'ambito del territorio di competenza dello stesso ente pubblico per la verificata possibilità di eludere le cautele dell'ente stesso predisposte al fine che il bestiame destinato al commercio e al consumo sia sempre assicurato al vaglio dei controlli sanitari previsti dalla legge, a tutela della salute pubblica». I Dentis, titolari dell'omonima azienda agricola di via Villa Giusti 47 e dell'allevamento «Santa Fe» di Ceres, avevano collezionato un bel po' di vacche affette da leucosi bovina enzootica, malattia infettiva di tipo tumorale del sistema linfatico, «a lenta evoluzione - ricorda la sentenza - e causata da un virus». Per i consumatori di bistecche la leucosi non è ritenuta pericolosa come la brucellosi o la tubercolosi bovina, tant'è che i capi infetti, dopo il previsto abbattimento, avrebbero potuto essere venduti a macellerie e destinati al mercato della carne. I Dentis avrebbero comunque ottenuto 63 milioni di lire nel 2000 (l'arco di tempo cui risalgono i controlli dei veterinari dell'Asl 4 e le prime indagini) sotto forma di «premi di abbattimento». Un indennizzo che toccava alla stessa azienda sanitaria erogare. Non è stato dimostrato dove siano finite le vacche cui erano state destinate in origine quelle stesse marche auricolari (la carta d'identità del bestiame) ed è restato un sospetto che i due fratelli abbiano utilizzato come «discarica» di capi infetti il loro allevamento. D'accordo - è stata l'ipotesi dei servizi veterinari - con commercianti che avrebbero raccolto presso un'unica azienda bestiame malato prelevato da più allevamenti.

al. ga.

Da LA STAMPA del 04/02/2004

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