IL PONTE DEL PIANARD               

LA LEGGENDA

LA COPERTINA

Il nuovo e bellissimo ponte in legno di Mondrone (detto del Pianard) è finito da poco; la vernice è ancora fresca e già circolano storie e storielle, alcune anche molto bizzarre, su questo manufatto e sulla sua tribulata costruzione.
Così, onde evitare imprecisioni, abbiamo raccolto tutte le testimonianze possibili, scartato i racconti inverosimili, tenuti per buoni soltanto i resoconti attendibili e da noi attentamente verificati, cosicché ora possiamo finalmente raccontare  l'unica ed autentica:

Leggenda del ponte, dell'assessore e della masca.

Una mattina di questo inverno gli addetti alla costruzione del ponte, felicemente inconsapevoli, arrivarono in cantiere per proseguire i lavori.
Ancora assonnati, impiegarono un po' di tempo prima di rendersi conto che al di là della Stura, proprio nello spazio dove quel giorno sarebbero state fatte saltare delle mine per appiattire delle rocce sporgenti , stava seduta una donna, né giovane né tanto meno piacente, abbigliata in modo perlomeno stravagante, tipo figlia dei fiori con quarant'anni di ritardo.
Gli operatori pontieri, allarmati e preoccupati, incominciarono ad urlare per far si che la persona in questione si allontanasse rapidamente, affinché i lavori potessero proseguire con la sollecitudine consueta.
A questo punto è necessario aprire una parentesi e  spiegare, soprattutto ai non
mondronesi, che il piccolo pianoro erboso subito di là del nuovo ponte è denominato da secoli Pian d'le Masche.  Si raccontava infatti che proprio in quel luogo le masche si radunassero per fare le loro blasfeme festicciole e per programmare piani di interventi malefici a danno della popolazione mondronese, che da secoli sopportava con biblica pazienza e sottomessa rassegnazione.
Finora noi tutti avevamo pensato che il nome fosse una fantasia senza alcun fondamento oppure lo sfondo per storielle che venivano raccontate per farci addormentare velocemente quando eravamo bambini. Invece i fatti verificatesi quel giorno dimostrarono che non erano favole nate da fantasie o frutto di mentalità antiquate e superstiziose, ma una sconvolgente verità.
Ebbene, tornando al ponte e a quella mattinata, tutti i tentativi provati dagli operai risultarono inutili; non c'era niente da fare, la virago (era ormai chiaro che si trattava di una
masca) non si spostava; anzi, prese a tirare pietre e rospi sui malcapitati, urlando a squarciagola frasi incomprensibili (risultarono poi essere maledizioni in gaelico antico) e contemporaneamente facendo gesti osceni con le dita.
Dopo un rapido consulto, ancora increduli ed un po' spaventati, i presenti concordarono di andare a cercare un frate esorcista. Ma la
masca, che orecchiava, si mise a strillare più forte; prospettarono allora di andare a chiamare quelli dell'AIB; a questo punto la masca emise delle grida belluine che si sentirono anche al Pian Della Mussa; era chiaro che l'intervento prospettato non era di suo gradimento.
Finalmente qualcuno disse: "Andiamo a chiamare l'assessore, quello lì è uno che
sà e strasà!". Come per incanto la masca si acquietò e tirato fuori da un sacco di tela unto e bisunto un piccolo lavoro a maglia si mise a fare calzetta.
Dopo una laboriosa ricerca, l'Assessore (d'ora in avanti per comodità, indicheremo il nostro eroe con una semplice:
A.) fu finalmente trovato e sgommando pericolosamente su una starnazzante moto d'epoca giunse sulla riva della Stura.   Posteggiato il mezzo e messo il freno a mano (come d'abitudine) l'A. diede una prima occhiata. Ai suoi occhi attenti ed esperti fu subito lampante la drammaticità della situazione: se non si interveniva repentinamente la cosa poteva degenerare ed assumere aspetti imprevedibili e nefasti. Allora, con supremo sprezzo del pericolo e notevole sangue freddo, avvicinatosi quanto più possibile alla masca, sempre seduta al di là della Stura, l'A. profferì questa frase: "bruta masca, va fora d'le bale!!" (trad. pol. corr. : gentile signora, ci farebbe cosa gradita se trasferisse al più presto la sua residenza in altro loco!!).
Purtroppo l'esortazione non sortì l'effetto desiderato; la
masca continuava imperterrita la sua attività tessile e per deridere gli astanti si mise a canticchiare (risultarono poi essere canti dei tarantolati  del Salento). Fu allora che il nostro A.   decise di attraversare la Stura ed affrontare la masca viso a viso; tutti gli astanti, seriamente preoccupati, cercarono di trattenere l'A., chi tirandolo per una manica chi frapponendosi sul percorso che conduceva alla passerella provvisoria. Ma nulla poterono fare contro il coraggio e l'estrema determinazione del nostro A..

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