Da Massimiliano Borgia  a mondrone@mondrone.it
Oggetto: Cervi ad Ala
In merito alla nuova immissione di cervi, questa volta nel comune di Ala, vi invio una nota già inviata al Comune di Ala e a quello di Balme, ai quali è stato chiesto di bloccare l'immissione con un'ordinanza del sindaco per motivi di sicurezza pubblica e di sanità pubblica.

Massimiliano Borgia                                                       8 febbraio 2005

PRINCIPALI DANNI CAUSATI DAI CERVI


PRINCIPALI DANNI CAUSATI DAI CERVI


Danni alla sicurezza pubblica

Incidenti stradali
I dati che riguardano gli incidenti stradali sono impressionanti. I cervi si muovono in branco, soprattutto nelle notti invernali e in quelle di aprile e maggio quando scendono nei prati di fondovalle per brucare la prima erba.  Vista la mole degli animali (un maschio arriva fino a 250 Kg) l'impatto può avere gravi conseguenze per il mezzo e per gli occupanti e, visto che si tratta di alcuni animali che occupano la sede stradale o la stanno attraversando, è difficile evitarlo. In alta valle di Susa non esiste automobilista residente che non abbia subito o sfiorato un incidente stradale con un cervo. Si tratta di alcune decine di incidenti l'anno nelle valli di Susa e Chisone con una frequenza che può arrivare anche a 4-5 eventi per notte in zone anche molto lontane. Negli ultimi 25 anni, quando il fenomeno si è fatto più frequente si registra ovviamente un aumento non solo dei danni alle auto ma anche un aumento di feriti.

Danni economici
Danni al pascolo

Il cervo provoca l'azzeramento del pascolo in alpeggio. La sua presenza nelle praterie alpine (fino a 2500 metri) è stabile fin dallo scioglimento delle nevi. Cosicché al momento della monticazione estiva del bestiame domestico (inizio giugno) il cervo ha già brucato tutta l'erba disponibile. Continuando in questa competizione durante tutta l'estate, il cervo bruca anche l'ultima erba prima dell'arrivo della neve, quando le mandrie sono ormai scese in pianura. In molti alpeggi dell'alta valle di Susa l'aspetto del manto erboso è desolante. L'altezza costante dell'erba è di 3-5 cm al massimo e il pascolo non è più sufficiente a sostentare il bestiame domestico. Nel fondovalle, invece, la brucatura si concentra nei mesi aprile e maggio, con una concentrazione anche di centinaia di individui in poche decine di metri quadrati, non appena spunta la prima erba verde. Per gustare questa nuova fonte alimentare dopo i lunghi mesi invernali i cervi compiono anche lunghe migrazioni notturne.
Danni al micelio
Il continuo calpestio nel sottobosco provoca sentieramento, erosione e soprattutto danneggia il micelio delle specie fungine. Nei boschi di faggio e castagno dove è forte la presenza del cervo si registra ormai una quasi scomparsa di specie fungine pregiate, con una certa importanza economica: in primo luogo dei boleti. Le ungule dei cervi con il peso degli animali distruggono le reti di micelio (le "piante" dei funghi) che normalmente si sviluppano appena sotto lo strato morbido di humus.
Danni all'agricoltura
Il cervo porta con sé innumerevoli conseguenze per l'agricoltura. In particolare per quella di montagna dove spesso i campi di patate, segale, erbe officinali e ortaggi sono totalmente devastati. Un danno enorme è quello alla frutticoltura: i meli, i peri, i susini, i pruni, i ciliegi e tutti i cespugli da piccoli frutti vengono scortecciati e brucati nelle gemme e nei getti. In comuni come Meana e Mattie in valle di Susa, un tempo dediti alla produzione di mele e pere, questa attività è stata quasi del tutto abbandonata per l'impossibilità di difenderla dai cervi. Questi animali, infatti, normalmente saltano le recinzioni fino a un metro e mezzo di altezza. L'unica difesa possibile è con recinzioni elettriche il cui costo è eccessivo per grandi appezzamenti da difendere.
Danni a orti e giardini
Un'altra tipologia di danni è quella agli orti e ai giardini, fino alle fioriere poste nelle zone più esterne dei centri abitati. I cervi devastano gli orti non protetti e i giardini divorando ortaggi, fiori, piante ornamentali, siepi.

Danni ambientali
Danni al rinnovamento forestale

Parte integrante della dieta del cervo è la brucatura delle giovani piantine di qualsiasi specie arborea. In alcune zone dell'alta valle di Susa si è perso negli ultimi 25 anni oltre il 60% della rinnovazione del bosco, che per questo motivo risulta sempre più coetaneo e incapace di rinnovarsi

Danni al portamento e alla crescita delle piante

Il cervo in primavera mangia i germogli delle latifoglie e i giovani rami di alcune conifere. Approfittando dello spessore del manto nevoso primaverile è in grado di raggiungere anche punti posti ad altezze di oltre due metri. La brucatura delle gemme e dei giovani rami trasforma il portamento delle piante che non crescono ed assumono un portamento "cespuglioso" inadatto a sopportare le forti folate di fohen e le pesanti nevicate primaverili.

Scortecciamento

In tutte le zone dove vive il cervo è sempre evidente l'attacco alla corteccia delle piante, in particole quelle di sezione del tronco fino a 30 cm. La corteccia viene intaccata dal basso utilizzando gli incisivi. I denti incidono verso l'alto fino allo strappo del lembo da ingerire. Anche in questo caso l'azione verso le parti alte del tronco è facilitata dall'altezza della neve primaverile. Lo scortecciamento avviene tutto l'anno ed è imposto anche dall'esigenza dei cervidi di assimilare una certa quantità di cellulosa. Certamente la penuria alimentare di fine inverno-inizio primavera, in particolare nel versanti ombrosi, obbliga il cervo ad alimentarsi quasi esclusivamente con lo scortecciamento nei mesi da gennaio ad aprile. Lo scortecciamento avviene soprattutto a danno di alcune latifoglie (frassino, faggio, castagno, acero, maggiociondolo, sorbo). Naturalmente, quando la corteccia è asportata in tutta la sua circonferenza, la pianta muore.

Sfregamento dei palchi

Per delimitare il territorio nel periodo di brama (settembre-ottobre), il cervo utilizza segnali olfattivi e visivi. Tra questi ultimi c'è lo sfregamento dei palchi su giovani piante (circa 10 cm di diametro) ben visibile anche da una certa distanza e dunque abbastanza profondo. In alta valle di Susa il 22 per cento dei danni forestali e da attribuire a questo comportamento.

Brucatura di cespugli

Da distinguere dalla brucatura dell'erba. In questo caso l'alimentazione si rivolge a cespugli di ogni specie, anche spinose, come la rosa canina e il rovo. In alcune valli del Comprensorio alpino cervo appare rilevante il danno prodotto su mirtillo, lampone e alcune piante officinali.

Calpestio

I cervi si aggregano in branchi che nel periodo invernale possono raggiungere anche i 70-80 individui (ma più normalmente si aggirano sui 15-30 individui). Alla guida di una femmina questi branchi occupano per un periodo rilevante la stessa area, generalmente poco pendente, al sole e libera dalla neve. Di giorno sostano nel bosco o in luoghi riparati. Di notte frequentano i pascoli e le radure per brucare l'erba secca invernale. Gli stessi spostamenti, pur con numeri ridotti di individui, avvengono tutto l'anno e in ogni zona (d'estate anche all'inverso). Il movimento continuo di decine di animali in fila indiana, del peso medio individuale di circa 1 quintale (giovani circa 60 Kg, femmine adulte circa 120-150 Kg), provoca un forte sentieramento, erosione degli impluvi, erosione dei tratti a maggiore pendenza. Il paesaggio di un bosco frequentato dal cervo è sempre caratterizzato da evidenti cicatrici nel sottobosco e nella cotica erbosa. Il danno è più marcato con terreno impregnato in seguito a piogge o allo scioglimento della neve. Il calpestio è di così forte impatto che in alcune zone dell'alta valle di Susa i forestali (Cfr gli studi di Durante, Quaglino, Motta) parlano ormai di processo di desertificazione. In pratica si va verso un bosco con soli grandi alberi e sotto soltanto terra smossa.

Disturbo alla fauna pregiata alpina

Non a caso la Provincia vieta l'immissione del cervo a quote superiori ai 1500 metri. Il passaggio continuo dei cervi distrugge e disturba le covate di gallo forcello e coturnice

Un invito al lupo

Su questo punto non ci sono dati certi e dunque quella rappresentata è soltanto un'ipotesi. Ma è provato che in valle di Susa e Chisone il lupo attacca principalmente il cervo. Gli individui in dispersione hanno dunque imparato a cacciare soprattutto questo ungulato. Un aumento della fauna ungulata dovuto all'immissione del cervo, e la stessa presenza di quest'ultimo, potrebbe rappresentare l'elemento determinante per l'insediamento stabile del lupo nelle valli di Lanzo. Una presenza che per le sue conseguenze sulla pastorizia necessita di strumenti legislativi al momento assenti.

Trasmissione di parassiti e varie patologie

Un controllo sanitario superficiale sugli esemplari immessi può favorire il rilascio di esemplari malati. Ci sono alcune malattie che il cervo è in grado di trasmettere ai bovini, ovini a caprini. In alcuni casi, come certe verminosi, le infestazioni sono difficili da eradicare come risulta dall'esperienza nel Parco della Mandria dove, tutt'ora, a distanza di oltre un secolo e mezzo dalla sua introduzione il cervo è responsabile della diffusione di un verme che si insedia nel fegato e che si trasmette attraverso il consumo di erbe fresche (tarassaco? cicoria?) dove sia presente l'ospite intermedio delle larve (una minuscola chiocciola) che libera le larve nel corpo dell'ospite definitivo.

Vedere sull'argomento anche la lettera della Federazione Provinciale Coltivatori Diretti per il Comprensorio Alpino Valli di Lanzo           pagina seguente   

Per avere notizie sui cervi vedere il sito                           il cervo nobile

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