LA VALLE DI LANZO CONDIVIDE IL DOCUMENTO
«E' giusto agire: dei soldi incassati non torna niente come investimento»


«Condividiamo il contenuto del documento presentato dalla Comunità Montana Valle Sacra riguardo alla gestione delle acque che vengono attinte dai serbatoi montani e dirottate verso i rubinetti della città senza la minima ricaduta economica sul territorio». Non ha dubbi Mauro Marucco, il presidente della Comunità Montana delle Valli di Lanzo, uno dei serbatoi per eccellenza di tutta l'area metropolitana da dove ogni giorno vengono captati migliaia di litri di acqua destinati all'utenza della pianura. «La Smat incassa ogni anno più di quattro milioni di euro dalla vendita dell'acqua captata ai 1600 metri delle sorgenti del Piano della Mussa - spiega ancora Marucco -. Di tutti questi soldi nessuno è mai ritornato nelle valli come investimento. Non mi sembra giusto visto che è più di un secolo che la valle garantisce una risorsa idrica importantissima». «Una volta almeno venivano assicurati dei posti di lavoro - dice Gianni Castagneri, il sindaco di Balme, il comune dove esiste anche una fabbrica di imbottigliamento della minerale, considerata una delle migliori in commercio -. Adesso nemmeno più quello». Da tempo inoltre al Piano della Mussa sono stati trivellati degli altri pozzi per catturare l'acqua in profondità quando il gelo blocca tutto in superficie. «Secondo me il documento stilato dagli amministratori canavesani deve ancora essere discusso - continua Marucco -. Occorre chiedere all'autorità d'ambito torinese delle garanzie precise sugli investimenti che si vogliono effettuare in montagna». C'è anche un particolare che salta agli occhi. Da quando la Smat ha preso in gestione gli acquedotti dei comuni, come quello di Balme, le bollette hanno registrato un ritocco verso l'alto. «Ma aumenteranno ancora per i prossimi anni fino a diventare uniformi in tutti i paesi» avverte Castagneti

g. gia.   LA STAMPA  01.06