1.
Introduzione


"…perché ti fanno capire quanto sia bello essere circondati da persone favolose che
sono sicura non mi deluderanno mai!"  (16.9.2000)

Le classiche ultime parole famose, come si usa dire.

Ecco, per parlare dei gruppi di Mondrone, mi piacerebbe partire proprio da questa frase e dalla smentita che i fatti hanno di essa, che è la miglior sintesi degli ultimi sei anni di vita estiva.

Sei anni in cui sono successi tanti casini, in cui abbiamo avuto modo di meglio conoscerci e approfondire i rapporti personali: magari anche con litigi e silenzi, ma sempre migliorando noi stessi e crescendo.

Non siamo giunti a nulla, o almeno, così pare.

Forse è vero che tutto quello che viviamo in estate "è solo una finzione, che fino a che tutto va bene siamo un gruppo che dice di essere unito, e che, però, quando capita un imprevisto ecco che quel gruppo sembra non sia mai esistito…" (30.8.2001).

La verità è che non bisogna, purtroppo, credere ciecamente nell'amicizia; dico purtroppo, perché io stesso, e non solo io, come dimostrano le frasi sopra riportate, hanno peccato per eccesso di fiducia, e ne hanno subito gravi scottature: traditi, in modi diversi, ma simili, con parole dette alle spalle, come pugnalate.

In un caso, accusando di falsi e gravi comportamenti una persona, senza peraltro provare o anche solo interpellare la persona in questione, prima di formulare il giudizio di condanna: evviva l'art. 25 e la presunzione di innocenza; nell'altro caso, formulando giudizi personali senza riferirne all'interessato, che ben altro sapeva e credeva pensassero.

Io stesso non mi reputo innocente, la mia buona parte di colpa e responsabilità la ho, nell'uno come nell'altro caso (di più nel secondo): non mi sottraggo, né ho la presunzione di ergermi a giudice
super partes et facta; anzi, mi son cosparso il capo di cenere e sto ancora oggi giustamente espiando la mia pena.

Ma di ciò qui non voglio occuparmi, è giusto che in altre sedi gli interessati si parlino, come già è avvenuto.

Penso invece a questo: alla fragilità dell'amicizia, e alla necessità di usare la massima cautela prima di pensare di aver trovato un "vero amico", nel senso che io intendo, e che è noto a chi mi conosce: è bello poter contare su chi ti sta accanto, è bello avere delle certezze, è bello trovare chi ti capisce e ti sorregge, ma è molto difficile raggiungere questa condizione.

Non voglio con questo dire che non esiste la vera amicizia: più semplicemente, che è una condizione dell'anima in perenne equilibrio instabile, che dipende da moltissimi fattori differenti.

Io credo che non si possa mai arrivare ad affermare con certezza che una certa persona è un vero amico: chi si ricorda cosa è successo qualche estate fa, ma soprattutto, dopo quelle estati, capisce cosa voglio dire.

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