2. L'amicizia   di Luca S. e Aristotele

Ho visto che si parla molto riguardo a questo tema, e se dovessi esprimermi io, probabilmente cadrei nel banale dicendo cose molto scontate e spesso contraddittorie. Lascio quindi parlare per me colui che viene ritenuto (secondo me a torto, ma è un altro discorso), il più grande filosofo dell'antichità classica.
"L'amicizia [...] è cosa quanto mai necessaria alla vita, giacchè senza amici nessuno sceglierebbe di vivere [...]. Nella povertà e nelle sventure gli uomini ritengono che il solo rifugio sono gli amici. e l'amicizia è d'aiuto ai giovani perchè evitino gli errori [...]. Quando due uomini vanno assieme: essi infatti sono più capaci di pensare e di agire.
[...] e se gli uomini sono amici, non c'è nessun bisogno della giustizia, ma, se sono giusti, hanno inoltre bisogno dell'amicizia: e l'attitudine che tra tutte è la più giusta è, ad avviso unanime, un'attitudine amicale".
"Intorno all'amicizia si discute non poco. Alcuni infatti pongono che essa è una sorta di somiglianza e coloro che sono simili sono amici. Donde il proverbio <<il simile va verso il suo simile>> e <<la cornacchia contro la cornacchia>>, e detti di questo genere. Altri all'opposto dicono che tutti gli individui che si assomigliano sono l'uno contro l'altro come vasai.
Intorno a questi problemi taluni ricercano una spiegazione più elevata e più fisica: si tratta di Euripide, il quale afferma <<che la terra quando è inaridita ama la pioggia, e il venerabile cielo gonfio di pioggia ama piombare sulla terra>> e <<dai contrari nasce bellissima amicizia>> e <<tutto si genera secondo contesa>>.
Ma in opposizione a costoro si espresse, tra gli altri, Empedocle: egli infatti sostenne che il simile tende al suo simile."
"Ma allora gli uomini amano il bene oppure ciò che per loro è un bene? Talvolta infatti questi differiscono. Uguale domanda va posta anche per quello che concerne il piacevole. comunemente si crede che ciascuno ama ciò che è bene per lui, e che, in senso assoluto, amabile è il bene, ma per ciascuno è ciò che per ciascuno è bene. In tal caso però ciascuno ama non quello che per lui <<è>> bene, ma quello che gli <<sembra>> bene. Non importa nulla: l'amabile sarà infatti un'amabile apparente."
"[...]Quegli uomini dunque che si amano reciprocamente in ragione dell'utile, si amano non per se stessi, ma in quanto deriva loro qualche bene all'uno dall'altro. Similmente si deve anche dire di coloro la cui amicizia è motivata dal piacere: infatti hanno care le persone di spirito non per il fatto che sono dotate di quelle qualità, ma perchè risultano loro piacevoli. Pertanto coloro che ad amare sono motivati dall'utile, amano in forza di ciò che è bene per loro, e quelli che sono motivati dal piacere, in forza di ciò che per loro è piacevole: cioè non in quanto si tratta della persona amata. Pertanto queste amicizie sono accidentali: non è infatti in quanto chi è amato è quello che è nella sua essenza che viene amato, ma in quanto apporta l'uno qualche bene, l'altro un piacere. Le amicizie di questo genere sono dunque facili a rompersi dal momento che le due parti non restano sempre uguali: infatti, se non sono più utili o piacevoli, cessano di amarsi".
(ARISTOTELE, L'etica nicomachea, cap IIX, Milano, Rizzoli, 1994)


Mi sembra di aver scritto abbastanza; molte cose fanno comunque riflettere.


Indice
Home page