ch'essi si propongono di fondare e fabbricare".
I mondronesi costituirono loro procuratori Michele Bertoldo, Giacomo e Guglielmo Droeto per ricorrere all'Arcivescovo e al Nunzio di sua Santità presso la Ducal Corte di Torino, mentre espressero il loro proposito di costruire la nuova chiesa, di dotarla, e di provvedere ad ogni cosa.
Ma quelli d'Ala, con alla testa il Curato Pietro Fornelli osservando che la parrocchia d'Ala era povera, e che già nove anni prima era stata privata di Balme, che sempre s'era avuta cura di portare i Sacramenti agli infermi di Mondrone , ecc. fecero una viva opposizione al richiesto smembramento.
A Torino si presentarono in Curia, con il predetto Curato,il sindaco Nob. Pietro Tetti, i capi di casa G.B. Annetta Gio. Giacomo de Stephanis, appoggiato dal causitico collegiato Antonio Michelato, mentre i procuratori dei Mondronesi erano patrocinati dal causidico Nob. Giovanni Antonio Gallia.
L'esito della causa, con sentenza del 6 ottobre 1620 emanata dal Vicario Generale Mons. G.B. Vercellino, protonotario Apostolico e Dottore in ambe leggi, fu l'erezione di Mondrone in Parrocchia succursale, con facoltà di condurre a compimento la chiesa già cominciata, farla consacrare, di collocarvi il battistero. e stabilirvi il Cimitero; unico obbligo dei borghigiani di accostarsi alla comunione Pasquale nella parrocchia d' Ala, e di versare annualmente alla stessa, in riconoscimento della chiesa matrice, lire 35, soldi 9 e denari 4. Adunque la cosa era sostanzialmente fatta, e altrettanto avvenne per il comune. La chiesa antica aveva a sinistra dell'entrata il campanile. Riceveva la luce da una sola finestra aperta a mezzodì, era lunga trabucchi 5 (mt 15,30) larga trabucchi 2 e piedi 2 (7,30), alta 1 trabucco e piedi 3 (4,55); dunque più o meno la misura dell'attuale, ma a differenza di questa era molto bassa e per giunta una tribuna per gli uomini -che si protendeva dalla porta fino a metà della Chiesa- la rendeva ancor più bassa. Il soffitto del presbiterio aveva la volta in muratura, il resto era soffittato con un assito di legno. La chiesa fu dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo.
La relazione della visita Pastorale dell'Arcivescovo Beggiamo dei Conti di S.Albano e di Cavallerleone, trovò che nel 1676 eranvi nella chiesa tre altari in muratura: sul maggiore l'icona rappresentava la SS. Vergine con Bambino e in basso i Santi Pietro e Paolo; i due laterali eran dedicati -quello a destra, parte del vangelo, a S. Antonio, con immagine dipinta sul muro accanto a quella di S. Michele Arcangelo; e quello di sinistra, parte dell'epistola, alla Madonna del Rosario, dipinta al pari sul muro con intorno i 15 misteri. V'eran le Compagnie del Rosario (istituita nel 1641), del SS. Corpo di Cristo, di S. Orsola (con 50 Consorelle) e di S. Croce, i cui confratelli vestiti di camice bianco con cappuccio in testa, cantavano ogni domenica sulla tribuna l'ufficio della Beata Vergine.

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