RIFLESSIONI A RUOTA LIBERA…


Si sa che il pensiero umano non si può costringere in nessun tipo di argine.

Troppo spesso siamo noi stessi a porre argini, un po' per necessità, un po' per pigrizia o per trovare delle scuse.

Obiettivamente, comunque, gli impegni del normale vivere quotidiano, non lasciano molto spazio a tante velleità.

Ma almeno nel periodo delle vacanze, liberi dagli assillanti orari del resto dell'anno, ci si trova in condizioni migliori per poter aprire testa e cuore e volare un po' più in alto, per poi fermarsi a riflettere anche su che cosa ci stiamo a fare in questo mondo, granello di sabbia che vaga nell'universo infinito.

Innanzi tutto si apprezza una dimensione negata da questa convulsa società, il
silenzio.

Le nostre montagne ce lo regalano, nella loro umile maestosità.

Quando intorno a noi sentiamo solo i rumori (scusate, i "suoni") della natura, ci rendiamo conto che anche l'uomo fa parte di essa e solo se la accetta e rispetta può vivere in pace con se stesso e tutte le altre creature. Il silenzio ci riporta alla giusta dimensione, fa piazza pulita di tutta una serie di cose che in realtà non ci servono e che invece avvertiamo come sempre più necessarie.

Andare in montagna aiuta a riflettere su un'altra dimensione, la
fatica, il sacrificio: anche questi aspetti sembrano sempre più in disuso; è troppo diffusa la tendenza a voler essere in fretta degli "arrivati" (o considerati tali), ogni tappa va bruciata per arrivare al vertice (non importa il mezzo utilizzato). La politica della "gavetta" non riscuote molto successo. E' un po' come raggiungere il lago della Rossa in elicottero o scarpinando per qualche ora passando dal Rifugio Gastaldi o dal Passo delle Mangioire; il luogo di arrivo è lo stesso, ma "il come" ci si arriva è ben diverso; l'arrivarci a piedi ti dà la soddisfazione della giusta conquista, fatica e sudore sono anche accompagnati dal piacere di camminare insieme a chi vuol condividere la stessa esperienza.

Se poi tutto questo si fa come famiglie, dove i più piccoli e i più grandi si uniscono in una comune avventura, c'è modo di riflettere e vivere una terza dimensione: la
solidarietà, che è il contrario dell'arrivismo a tutti i costi, obbliga a fermarsi per aspettare (o meglio "accompagnare") chi fa più fatica, in modo da raggiungere tutti la meta.

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